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Intervista ad Andrea Plazzi

Forse non tutti sanno che sei laureato in matematica, qual è stato il percorso che ti ha portato dai tuoi studi di indirizzo apparentemente molto lontano dall'editoria al lavoro nei fumetti?

Questa cosa, che per me è normalissima ma che sembra turbare molto tutti quanti, mi viene chiesta spesso.
Siccome le mie risposte non sono mai state trovate soddisfacenti ho aperto lo spazio online http://andreaplazzi.wordpress.com in cui parlo di diverse cose, soprattutto di fumetti e matematica.
In pratica, parallelamente agli studi di editoria mi sono occupato sempre, più o meno dall'età di 15 anni (e di fumetti da molto prima, almeno come lettore), quindi quando si è presentata l'occasione professionale per farne il mio lavoro a tempo pieno avevo già l'esperienza necessaria (ma ovviamente c'è sempre da imparare).

Tradurre è senza dubbio un mestiere difficile, ma è più complicato tradurre opere puramente letterarie come romanzi o saggi o qualcosa che ha una forte componente grafica come appunto i fumetti?

Non credo che ci sia una graduatoria di difficoltà, in linea di principio: ogni ambito di traduzione ha le sue.
Io per esempio, tranne pochissimi casi che non fanno testo, non ho mai tradotto poesia e non saprei farlo.
Nel fumetto ci sono elementi che forniscono un grosso aiuto ma da cui derivano anche difficoltà specifiche e a volte insormontabili.
Penso soprattutto all’uso delle onomatopee e al contesto visivo fornito dai disegni.
Per le prime esiste sicuramente uno standard, derivato sostanzialmente da quelle dei fumetti americani, per cui una pistola che spara fa “bang” (“sparo”) e una persona che piange emette il suono “sigh” (“singhiozzo”).
Quando gli autori decidono di uscire da questo standard, per esempio derivando la nuova onomatopea dalla propria lingua (eventualmente, ancora l’inglese), può nascere un problema.
Tra gli esempi italiani più noti ci sono Lupo Alberto e i fumetti di Leo Ortolani (il più noto è RAT-MAN), dove vediamo il protagonista avvicinarsi di soppiatto commentato dalla scritta “zitt-zitt”; oppure concupire una bella ragazza – laidamente e in maniera sguaiata, con lingua fuori dalla bocca e la salivazione abbondante – accompagnato dalla scritta “sbavaz!”.
Per il lettore italiano l’effetto è spesso esilarante e la scritta è indispensabile alla scena, ma la resa in altre lingue non è scontata e richiede l’introduzione di analoghe onomatopee non standard, ad hoc.
In altri casi, i disegni possono aumentare la difficoltà della traduzione, o renderla del tutto impossibile senza una nota. Prendiamo il caso di un personaggio impiegato in una grande struttura statale, alienato dal lavoro e vittima di soprusi da parte dei propri superiori.
La burocrazia (“red-tape”, in gergo anglo-americano, cioè "nastro rosso") è il suo incubo e la notte sogna di essere attaccato – novello Laocoonte – da nastri rossi.
La scena che rappresenta esplicitamente l’incubo e in cui il personaggio si ritrova alle prese con strisce rosse che lo inseguono minacciose – chiaramente non adattabile in sede di traduzione dei testi – risulta incomprensibile in un paese la cui lingua non preveda il nomignolo “nastro rosso” per l’apparato burocratico.
Lo stesso problema si presenta, in generale, tutte le volte che per esigenze narrative un modo di dire, o una metafora (figure linguistiche che passando da una lingua all’altra raramente restano invariate, o anche solo simili), viene rappresentato letteralmente dai disegni.

C'è un fumetto o un autore che hai amato particolarmente tradurre, se sì perché?

Sicuramente Will Eisner, STRAY BULLETS di David Lapham e LE NUOVE AVVENTURE DI CICLOPE E FENICE, una miniserie del 1996 che in Italia è stata pubblicata direttamente in volume, scritta da Peter Milligan.
Tra le cose più recenti, POLLO ALLE PRUGNE di Marjane Satrapi e MAMMA, TORNA A CASA di Paul Hornschemeier.

Hai una lunga e varia carriera nel dietro le quinte dei fumetti: traduttore, editore, redattore, curatore... c'è fra questi un ruolo che senti più tuo e perché?

Sono distinzioni di comodo e spesso si deve fare un po' di tutto. In generale, mi piace partecipare a progetti editoriali (in senso lato: quindi anche portali o riviste online), soprattutto se si parla di editoria a fumetti e bisogna stare a contatto con gli autori.
Forse la traduzione si differenza un po' dal resto: è un'attività più ovviamente creativa e, per quanto mi riguarda, molto rilassante, nonostante le scadenza cronicamente strettissime.

In base alla tua conoscenza della situazione editoriale italiana cosa consiglieresti a un esordiente che volesse muovere i suoi primi passi nel mondo del fumetto?

Non mi permetterei mai di dare consigli, se non estremamente generici, buoni in qualsiasi ambito e che un appassionato seguirebbe comunque: occuparsi di ciò che piace, tenersi informati, frequentare mostre e festival, parlare con altre persone con gli stessi interessi (magari con spazi online).
Le occasioni materiali per fare tutte queste cose sono aumentate enormemente negli ultimi dieci anni e vedo che il problema più grande, come in altri settori, è avere le idee chiare.

Sei noto al grande pubblico anche per i redazionali su Ratman, testata su cui sei comparso spesso anche come personaggio, ci racconto il tuo rapporto con Ortolani?

Professionalmente, non devo fare molto, solo esserci quando Leo finisce la storia. Lui poi è così scrupoloso che mi tiene aggiornatissimo, quasi un conto alla rovescia ("Mi mancano 20 pagine, 15, 10, 5..."). Lavorare con e per lui è davvero semplice e naturalmente un piacere.
Per il resto... qualsiasi cosa faccia è talmente brillante - e lui talmente piacevole come persona - che non ho davvero mai dovuto neppure pormi il problema di pensarci. Mi diverto e basta.
Inoltre ha una conoscenza approfondita del territorio, e quando il territorio è l'Appennino parmigiano, con le sue bettole e le sue osteriole, vedersi per parlare di lavoro è difficile chiamarlo "lavoro".

Sei il curatore italiano e il traduttore di un mostro sacro come Will Eisner, com'è nato il tuo rapporto con quest'autore?

Gli mandai un fax e lui rispose dopo qualche ora, molto contento di sentire qualcuno dall'Italia, dove non era pubblicato da diversi anni.
Credo che i libri che ho curato e pubblicato con i suoi romanzi siano tra i migliori che abbia mai fatto.

Da addetto ai lavori come vedi la situazione del panorama editoriale italiano?

Passo alla prossima domanda.

Su wikipedia c'è una pagina dedicata interamente a te, che impressione ti fa?

In famiglia è oggetto di derisione continua... non so proprio da dove sia spuntata, chi abbia avuto l'idea, e perché. Comunque, almeno, è abbastanza corretta...

Sicuramente hai avuto modo di prenderti moltissime soddisfazioni sul lavoro, ma c'è qualche sogno professionale non ancora realizzato per Andrea Plazzi?

Certo, ma se noblesse oblige, figuriamoci la scaramanzia...


Per maggiore informazioni:
Scuola del Fumetto di Pescara, tel. 085.4218036

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